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Saluto del Giorno.
Immagine di buon pranzo: una tavola lunga apparecchiata all’aperto sotto una pergola di vite a mezzogiorno, con pomodori, basilico, una pagnotta e una caraffa d’acqua sulla tovaglia bianca, e le ombre a macchie della pergola sul terreno accanto, con la scritta «Buon pranzo» e «Buon appetito»
Motivo disegnato da noi; le parole le componiamo come testo.
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Immagini di buon pranzo e di buon appetito

Una tavola apparecchiata sotto una pergola di vite, con pomodori, basilico, pane e acqua.

Sulla cartolina c’è scritto

Buon pranzo

Buon appetito

L’immagine mostra una tavola lunga apparecchiata all’aperto sotto una pergola di vite, a mezzogiorno. Sopra ci sono una ciotola di pomodori, un mazzo di basilico, una pagnotta rotonda e una caraffa di vetro con l’acqua. Le foglie della vite filtrano il sole e lasciano cadere un disegno di ombre a macchie sul terreno accanto alla tavola. Non ci sono piatti pieni né persone sedute: la tavola è pronta e nessuno è ancora arrivato.

Il buon pranzo e il buon appetito sono due saluti che in italiano si sovrappongono e che si mandano nella stessa mezz’ora. «Buon pranzo» lo si scrive a chi sta per mettersi a tavola, «buon appetito» a chi ci si è appena messo. Questa pagina risponde a entrambi e la cartolina porta la prima riga in grande e la seconda sotto, così le due forme stanno sulla stessa immagine invece che su due.

La tovaglia in primo piano è la fascia su cui va la scritta ed è tenuta libera: gli oggetti sono raccolti verso il fondo del tavolo e le ombre a macchie cadono di lato, sul terreno. È il risultato di un secondo disegno: nel primo la pergola gettava le sue macchie di luce su tutta la tovaglia, la zona del testo risultava la più movimentata dell’immagine e la verifica automatica l’ha respinta. Un’ombra a macchie fitta sotto le lettere le renderebbe illeggibili proprio dove servono più nitide.

Sulla cartolina si legge «Buon pranzo» e sotto «Buon appetito». È l’unica cartolina della raccolta in cui la seconda riga non commenta la prima ma la traduce in un altro modo di dire la stessa cosa, ed è voluto: sono le due formule che gli italiani si scambiano a mezzogiorno, e una cartolina che ne portasse una sola servirebbe metà delle volte.

Si manda fra mezzogiorno e l’una. È un saluto quotidiano e non una ricorrenza, e come il buon pomeriggio non chiede niente a chi lo riceve: è il modo di dire a qualcuno che ci si pensa nel mezzo di una giornata normale. Va bene tutto l’anno, anche se la scena è estiva, perché una tavola apparecchiata non nomina un mese.

Se la mandate a chi mangia da solo in ufficio, una riga vostra la trasforma. La differenza fra un augurio automatico e un messaggio sta tutta lì, e in questo caso l’argomento è facile: che cosa avete davanti. Una cartolina di buon pranzo con sotto due parole su un panino è più vera di qualsiasi tavola apparecchiata.

Al generatore è stata chiesta una tavola lunga apparecchiata sotto una pergola di vite a mezzogiorno, con pomodori, basilico, una pagnotta e una caraffa di vetro, e ombre a macchie sulla tovaglia bianca. Non sono stati chiesti piatti pieni: un piatto di pasta fotografato dall’alto è l’immagine che la parola «pranzo» produce per prima, e non è una cartolina, è un menu.

Non è una cartolina di invito e non è un augurio di buona domenica in famiglia. La tavola è apparecchiata ma vuota, e questo la tiene un saluto invece che una promessa: chi la riceve non deve chiedersi se lo state invitando da qualche parte. Per il pranzo della domenica c’è la cartolina della domenica, nella sezione dei giorni della settimana.

Per mandarla

  • La stessa immagine risponde a «buon pranzo» e a «buon appetito».
  • La tavola è apparecchiata ma vuota: è un saluto, non un invito.
  • La scena è estiva ma non nomina nessun mese, quindi si può mandare tutto l’anno.

Pubblicata Aggiornata 588 parole

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